venerdì 27 febbraio 2009

Yuppi è il 7 dvd Musicale più venduto del 2008


1. Vasco@Olimpico 07
2. Zimmer483 live in Europe - Tokyo Hotel
3. Caught on camera - Tokyo Hotel
4. Canto perchè non so nuotare - Massimo Ranieri
5. When in Rome...Genesis 2007 - Genesis
6. Zero 40 live - Renato Zero
7. Yuppi Du - Adriano Celentano
8. Live at Wembley Stadium - Queen
9. Live after death - Iron Miden
10. Schrei - Tokyo Hotel

martedì 24 febbraio 2009

Si è spento Marcello Fondato, il regista di Bud Spencer e Terence Hill in «Altrimenti ci arrabbiamo»


SAN FELICE CIRCEO Marcello Fondato, il regista di «Altrimenti ci arrabbiamo», il film girato insieme a Terence Hill e Bud Spencer nel 1974, si è spento nella sua casa di piazzale Gianpaolo Cresci dove viveva da una ventina d'anni, da quando cioè aveva deciso di lasciare Roma per assaporare la quiete e le bellezze del Circeo.

lunedì 23 febbraio 2009

Microsoft: Forse ad Aprile arriva la Release Candidate di Windows 7













Secondo le ultime indiscrezioni (come riporta internetnews.com) sembra che Microsoft sia itenzionata a rilasciare la versione Release Candidate di Windows 7 già il 10 aprile. Anche se l'azienda di Redmond non ha confermato la cosa, sembra ormai certo che non ci sarà alcuna versione Beta 2. Alcuni beta tester non sembrano molto d'accordo con Microsoft, infatti preferirebbero che l'azienda rallentasse il passo in modo da perfezionare ancora di più il prodotto.

Ribadiamo che sono solo indiscrezioni senza conferme, quindi al momento non è chiaro come verrà distribuita la versione Release Candidate di Windows 7. Attualmente Microsoft ha ricevuto dagli utenti oltre 500 mila feedback, e le ultime considerazioni sembrano favorevoli al prodotto di casa Microsoft. Concludiamo segnalandovi che a breve Windows Vista e Server 2008, riceveranno alcuni aggiornamenti tramite il Service Pack 2, che attualmente è alla build RC. Il nuovo Service Pack 2, integrerà 670 hotfix e nuove funzionalità.

Per chi non lo sapesse...windows 7 è simile al vista



domenica 22 febbraio 2009

L’Apocalisse di Celentano “Guerriero per il bene del mondo”



Doppio cd antologico. Due inediti: “Sognando Chernobyl” e “La cura” di Franco Battiato

di CARLO PETRINI

MAMMA MIA zio, è la prima volta che ti sento così pessimista! Ti conosco da quando sono nata e mi sei sempre parso l’uomo più ottimista della terra, così quasi mi spaventi”. I limpidi occhi azzurri di Marta, la nipote venticinquenne di Adriano Celentano, lo guardano quasi come se non lo riconoscessero più. Abbiamo appena finito di ascoltare un’altra volta “Sognando Chernobyl”, l’inedito inserito nella nuova raccolta antologica “L’animale”.

Siamo a casa sua e lo zio Adriano risponde affettuoso: “Però se essere pessimisti spaventa, allora è un buon segno. Vuol dire che si smuove qualcosa. Chi si spaventa di solito è pronto a intervenire perché le cose possano cambiare”.
Celentano aveva appena finito di dire che, a forza di leggere notizie che riportano scenari catastrofici per il futuro, oggi è davvero difficile aver ancora fiducia: “Io mi illudo di dare un contributo, e spero che tanti altri lo facciano, ma ormai mi ritrovo pessimista sulle reali possibilità di un cambiamento”. Infatti Sognando Chernobyl è una suite di più di dieci minuti che potrebbe essere tranquillamente soprannominata “l’apocalisse secondo Adriano”.

A una musica ritmicamente “ossessiva” si sovrappongono rumori di crolli, tuoni, grida, mentre il ritornello non lascia spazio a dubbi: “Tutti quanti insieme salteremo in aria bum!”. Inizia come una preghiera, rivolgendosi a quel Dio cui Adriano fortemente crede, e in effetti continua a metà strada tra un requiem e una Geremiade biblica: “Mi sono immaginato il popolo, che è rappresentato dal coro che risponde, di fronte a un pazzo che gli parla, il giullare che lancia gli strali in uno scenario apocalittico” rivela Adriano.

C’è poco da stare allegri e soprattutto ce n’è per tutti: da chi uccide i bambini ai sindaci che con “le loro giunte meschine” sono i “mandanti di quelle colate di cemento che hanno seppellito gli orti e le bellezze dei navigli”. È un’invettiva contro i politici “pronuclearidi” e contro la pena di morte. “Ormai la Terra è contaminata dal calore forte dei disonesti” e un altro tema forte della canzone è il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, il mondo che finisce: con veemenza Adriano prosegue il percorso iniziato nel 1966 con “Il ragazzo della via Gluck”.

Con quel pezzo Celentano è probabilmente stato il primo artista rock al mondo a inserire temi ecologici all’interno delle sue canzoni. L’uscita di L’animale riafferma questa sua vocazione, essendo l’antologia divisa in due cd che contrappongono le canzoni d’amore del repertorio (con l’altro inedito, una versione di La cura di Battiato) a quelle contro, dell’impegno politico e della protesta. Si tratta di grandi classici che hanno anche 40 anni alle spalle, ma che rimangono di un’attualità sorprendente in questo particolare momento storico. Basti pensare a “Svalutation” o a “Mondo in Mi 7ª”.

Celentano prima ha portato e reso popolare il rock’n'roll in Italia, poi l’ha trasformato da musica di svago a strumento per lanciare messaggi forti; in seguito addirittura ha praticamente inventato il rap con “Prisencolinensinainciusol”: è sempre stato un artista “avanti” rispetto al suo tempo, un artista senza tempo. Non è un caso che nel ‘66 “Il ragazzo della via Gluck” suscitò l’interesse di un altro grande che sapeva mirabilmente vedere al di là del proprio orizzonte. Pierpaolo Pasolini lo cercò per girare un film sulla distruzione della vita contadina da parte dell’urbanizzazione ma poi non se ne fece nulla.

A quei tempi Antonio Cederna parlando di disfacimento urbanistico scriveva di “quartieri nemici dell’uomo”. “Ho sempre attaccato architetti, geometri, funzionari e i Comuni che massacrano i volti delle città. Anche la città dovrebbe riconciliarti con il mondo. Magari esci di casa e sei teso perché hai litigato con i tuoi familiari o hai dei problemi e cerchi qualcosa che ti restituisca il respiro, invece io esco, vado in città e mi incazzo ancora di più. Allora dico che sarebbe bene tornare a fare i contadini, la vera risorsa forse a questo punto è l’agricoltura”. È musica per le mie orecchie, ma come fare per questo ritorno?

Adriano vuole farmi vedere in anteprima il video di dieci minuti e mezzo di Sognando Chernobyl che sta terminando di montare in casa da sé, come un bravo artigiano. Le immagini nulla aggiungono e nulla tolgono al climax che la canzone stabilisce. Ci sono un paio di passaggi davvero forti ma mi colpiscono di più le parole che Adriano ha aggiunto al filmato rispetto a quelle del pezzo: “Solo l’utopia potrà salvare il mondo, se non è già troppo tardi”. Ecco il pessimismo che spaventa la nipote Marta: “Se è già difficile fare andare d’accordo poche persone in una famiglia o in una piccola comunità, come si fa a far andare d’accordo il mondo intero?”.

Gli riporto ciò che dissi alle comunità contadine di Terra Madre. “Chi semina utopia raccoglie realtà”, e il suo sorriso si fa sornione: “È vero, infatti se ascolti bene la canzone, alla fine, dopo che è saltato tutto in aria, c’è la parte di violoncello. È una voce solitaria, esile e dolce, che però dà speranza. In agricoltura si usano i semi, e i semi in sé contengono già il futuro, quel violoncello è come un seme che è sopravvissuto”.

A ben vedere quindi le vie d’uscita ci sono, e nel video a un certo punto si legge: “L’uomo deve ripulire il pianeta e recuperare le due anime di questo capolavoro sospeso nel cielo. Due anime senza le quali inevitabilmente il mondo precipita. Un tempo queste due anime, il passato e il futuro, erano legate dalla bellezza di un unico cordone ombelicale”.

Dico che secondo me è importante non dimenticare le tradizioni, la propria identità, avere memoria: “Io non disdegno il progresso - mi risponde - ma l’uomo si è gettato diretto nella sua corsa al progresso come un missile, dimenticandosi completamente di chi era, del suo passato: guarda a che punto siamo arrivati. Mi piace immaginare invece un mondo dove ci siano ponti che collegano queste due dimensioni, queste due anime, passato e futuro. È un po’ come dovrebbe essere una bella città. Ad esempio New York mi piace, e sono proprio i ponti che collegano la sua parte più moderna con ciò che c’è attorno che la tengono ferma nella realtà, nel suo presente, senza che volti le spalle a ciò che era”.

Adriano è un uomo che invece probabilmente ha fatto fatica a vivere nella sua realtà, sono cinquant’anni che è un idolo incontrastato. Quando chiunque ti vuole fermare per strada per stringerti la mano diventa difficile avere un’esistenza normale, una vita privata. Sono incuriosito da quest’aspetto della sua vita ma lui non sembra patirne più di tanto, ha i suoi modi di tenere i piedi ben piantati in terra.

Mi porta in una stanza dove c’è un tornio industriale: “Quando ho tempo mi rilasso e realizzo qualcosa, mi piace l’idea di costruire oggetti precisi, il pezzo di una macchina che funziona”. Adriano ha il tempo dentro e non è un caso che a 70 anni conservi la purezza di un bambino, quella purezza che gli fa raccontare le cose come stanno senza giri di parole. Quella purezza che in fondo è anche dell’animale. Da qui il titolo scelto per il disco: “È Lorenzo (Jovanotti) che mi definisce così, perché dice che ho l’istintività e la conseguente capacità di amare che hanno gli animali. Dire le cose come stanno o saper amare ha più a che fare con l’istinto che con altro. L’uomo infatti è più feroce degli animali”.

Parliamo d’amore allora: mi fa sentire la sua versione di La cura. Gli dico che se mentre la si sente si immagina che le parole invece di essere rivolte alla persona amata siano rivolte alla Terra, al nostro pianeta, il pezzo assume addirittura un significato più grande, diventa il contralto ideale allo scenario apocalittico di Sognando Chernobyl.

Adriano si illumina: “Infatti forse la vera cura ai mali del mondo resta l’amore, quel tipo di amore disinteressato che ti fa prendere cura delle cose, le conserva, le protegge, ne ha memoria”. Eccolo l’animale, quello che è meno feroce dell’uomo, che non spaventa, non fa paura. Marta lo sa: non siamo di fronte “all’apocalisse secondo Adriano”, ma l’artista senza tempo, con il tempo dentro, in realtà ci sta suggerendo la cura.

giovedì 19 febbraio 2009

Del Noce: Trattative in corso con Celentano


Del Noce: «Celentano tornerà in tv a primavera»


DATA ANCORA INCERTA

«Il grande evento della stagione televisiva di primavera sarà Adriano Celentano - ha detto il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce -. I dissapori avuti con lui sono scomparsi e l’amicizia tra noi, che era antica, è tornata più forte. Per me è il più grande artista della tv italiana che, nonostante i 71 anni, è riuscito a mantenersi giovane nel linguaggio e nella creatività. Per me l’evento è lui».
Si parla di aprile per la data del ritorno in tv di Celentano, ma, come al solito sarà poi il «molleggiato» a decidere.
Entourage di Celentano soddisfatto per le parole di Del Noce
pubblicato da molleggiato

Grande commozione e felicità nell’entourage del Molleggiato per le parole di Del Noce in cui Celentano viene definito un grandissimo artista. E in Rai arriva anche il poliziesco per donne…

Adriano Celentano nuovamente in prima serata su RaiUno la prossima primavera. Lo ha annunciato Fabrizio Del Noce nella conferenza stampa di fine anno tenuta nella duplice veste di direttore di rete ed anche di direttore di Rai Fiction, Manca l’annuncio finale, perché si lavora alla definizione del contratto, ma ormai è quasi fatta.

Il ritorno del “Molleggiato” sugli schermi Rai con un suo programma sarà uno dei grandi eventi della prossima stagione. “Celentano - ha sottolineato Del Noce - è già di per sè l’evento. Sapete tutti che con lui in qualche circostanza non c’è stato accordo ma resta un’amicizia di fondo. E’ il più grande artista che la televisione italiana abbia avuto in questi 50 anni, e alla età di quasi 71 anni viene percepito dai giovani quasi come uno di loro. Celentano ha saputo dare novità, portare innovazione al suo personaggio, restando comunque con delle caratteristiche di sempre”.

martedì 17 febbraio 2009

Adriano Celentano e il mistero italiano

Adriano CelentanoSarà l'imminente Festival di Sanremo nell'aria (che come tutti gli anni sarà seguito in ogni suo dettaglio da Alessandra Carnevali su Festival), sarà un momento di quiete dopo il baccano mediatico del caso Eluana Englaro, fatto è che il quotidiano spagnolo El Pais ha dedicato ieri un lungo articolo ad Adriano Celentano, "l'unico uomo capace di parlare con l'Italia".

"Chi capisce l'Italia?", scrive Enric Gonzalez, "Non credo sia Giulio Andreotti, anche se conosce i suoi segreti più nascosti. Né Berlusconi, anche se conosce il suo prezzo. Probabilmente chi la conosce meglio è Adriano Celentano: quando lui parla tutto il paese l'ascolta"

La carriera musicale di Celentano non è sufficiente a spiegare come "qualsiasi suo programma televisivo raggiunga dati di ascolto eccezionali, fino al 70%" come nel caso di Rockpolitik, "un fenomeno tellurico", che l'articolo definisice "una delle migliori cose passate alla televisione in Europa" dove si sono sprecati "i sermoni morali di Celentano, un esempio di quanto può accedere solo in Italia".

E' altrettano inspiegabile come "i suoi monologhi a volte erratici, a volte demagogici, composti da parole semplici, dubbi e silenzi" riescano a scatenare polemiche intellettuali. In alcune situazioni, Celentano appare "qualunquista", altre volte appare il contrario: "salvo che comunista o ateo, lui può apparire qualsiasi cosa".

"Fondamentalmente conservatore", Celentano, "non ha mai smesso di denunicare la sparizione dei valori morali e la distruzione della spontaneità, la speculazione e il cinismo della casta dirigente italiana".